E' stata dura, in passato, scegliere un "nick" nel pantheon degli eroi della saga tolkieniana del Signore degli Anelli.
La imprevedibile forza di un normalissimo hobbit o l'aristocrazia morale ed estetica di un Re senza corona? Che dilemma.
Alla fine, giocoforza, vinse la canizie magica di Gandalf, un po' mago, un po' stregone, concentrato di saggezza e soprannaturale. Peter Jackson è stato determinante in questa scelta, affidando il volto televisivo a un austero Christopher Lee, perfetto Gandalf del grande schermo.
Tutti perfetti, compreso questo Viggo Mortensen, forse persino troppo bello per portare su di sè il peso degli umani destini e l'ineluttabilità del proprio blasone.
Troppo bello.
Aragorn Grampasso Mortensen, ignaro di essere stato baciato dalla fortuna con la sua milionaria interpretazione, ha deciso adesso di scendere dal trono, lasciare Minas Tirith e trasformarsi in un predicatore qualsiasi, anarchico e vendicativo, audace e incauto dispensatore di verità in casa altrui.
Berlusconi, Bush, Hitler, Mordor.
Il Bene e il Male: da una parte Lui, Grampasso Mortensen, ottimo conto in banca e umanitarismo cosmopolita a buon mercato, dall'altra le icono planetarie dell'autoritarismo Made in Usa e Made in Italy.
Che bravo Viggo Aragorn, mentre sfila sul red carpet "de noantri", ad allinearsi alla vulgata politically correct della cinematografia mondiale, quella che fiorisce sulle labbra di tutti i privilegiati di celluloide, pronta ad accostare il dittatore coi baffetti al diavolo Bush e, addirittura, al nostro presidente del Consiglio.
Nella vita privata i "vostri eroi" sono spesso frequentatori di cliniche private per pagare i loro recuperi dai peggior vizi conosciuti (altro che erba-pipa!), scialacquatori dalle immense disponibilità, cantanti-icona come Bono, umanitario quanto basta per permettersi le vacanze con le diciottenni a San Tropez; in pubblico, poi, si trasfigurano come un Gollum qualsiasi, basta qualche seduta di trucco, troppo brutti per essere credibili, ma troppo ammalianti per essere presi a calci nel sedere.
Lunga vita a Gandalf, allora, e agli Hobbit della Contea: per ogni Re che muore si inneggia sempre al successivo che ascende al trono, ma nulla può sostituire gli atti di gratuito eroismo compiuti dagli uomini normali o dai Mezzuomini.
A noi piacciono gli attori capaci di parlare con gli sguardi, con le interpretazioni mirabili, con i monologhi alla Al Pacino ne "L'Avvocato del Diavolo", gli attori che hanno saputo raccontare anche le loro idee utilizzando le prodigiose qualità a loro concesse, senza bisogno di convocare una conferenza stampa per parlare a qualche amico giornalista.
Salute a te Aragorn Viggo Grampasso e buona fortuna nel mondo dorato della "croisette" e nell'inflazionato alveare degli artisti esternatori, tanto innamorati della propria immagine sullo schermo da dimenticare che gli spettatori, quelli che pagano il biglietto come quelli che votano alle elezioni, andrebbero rispettati di più...
- author: Gandalf1972
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