Chiudete gli occhi e, se siete di sinistra, immaginate il vostro peggiore incubo: il Berlusca magistrato, con la toga, con l'ermellino, amministratore della Giustizia. Immaginatelo alle prese con i mafiosi, gli stragisti, i signori del male. Facile, direte.
Abolito il carcere duro, cancellata l'associazione mafiosa, disintegrato il 41 bis... già, già... e via con i titoloni dei quotidiani, della stampa democratica, dei giornalai morbosamente appesi a quell'ultima intercettazione. L'avevamo detto.
Poi vi risvegliate e scoprite che l'incubo vi rimane addosso, incollato alla pelle come una sensazione sgradevole che fatica ad andare via, solo che il Berlusca non c'entra nulla. I magistrati, proprio loro, la corporazione più potente della Nazione, hanno deciso in alcuni casi di applicare "con allegria" il 41bis, scarcerando boss, mafiosi, stragisti e riportandoli a un regime di carcerazione "normale".
Cercate i titoloni sui giornali? Non li troverete, mica stiamo parlando di Berlusconi! Neppure uno scandaletto, così, tanto per gradire? Qualche smorfia, qualche mugugno, persino un sussurro di Giancarlo Caselli, uno che quando apre bocca, di norma, lancia messaggi trasversali alla Nazione e alla Corporazione: "in questi anni il 41bis è stato progressivamente indebolito", che ci volete fare?
Rewind. I governi di centro destra, ma anche quelli di centro-sinistra, hanno puntualmente confermato in Parlamento le norme sul "carcere duro" per i mafiosi, rendendole sempre più restrittive e facilitandone l'applicazione, come fra l'altro previsto anche nel pacchetto-sicurezza di Alfano, varato dal Governo a Napoli. Senza esitazione, senza omissioni, nella consapevolezza che il patto con gli Italiani si fonda anche sull'intransigenza nei confronti di un fenomeno radicato e profondamente legato alla storia italiana, trattato in alcuni anni con sufficenza e leggerezza "criminali".
E allora? Dove sta l'inghippo? Difficile capirlo, anche se la tentazione sarebbe quella di pensar male. Quelli come noi, però, non vivono nell'ansia della magistratura politicizzata, dei complotti delle toghe, dell'attacco al cuore dello Stato: quindi preferiremmo non credere che ci possa essere "qualcuno" che preferisca il Grand Hotel Ucciardone con lo champagne e il caviale al carcere duro. Preferiremmo continuare a credere che la memoria di Falcone e Borsellino non venga utilizzata come paravento dietro cui nascondere simpatie e antipatie, amici e nemici, buoni e cattivi. Giovanni e Paolo appartengono alla memoria collettiva di questa Nazione e i loro provvedimenti, la loro impostazione sulla lotta alla criminalità mafiosa è patrimonio del sistema politico e giudiziario italiano.
Insinuare negli Italiani il sospetto, anche solo quello, che possa esistere un nesso fra gli annullamenti del 41bis e le leggi "blocca-processi" o gli scudi spaziali per le alte cariche dello Stato, è passibile dell'incriminazione per favoreggiamento e concorso esterno in associazione mafiosa.
Li tengano dentro, a tripla e quadrupla mandata, come consentono le leggi, perchè la vera lotta alla mafia non è barattabile con i conflitti istituzionali o lo scontro armato fra politica e magistratura.
Li tengano dentro e poi protestino per l'uso "disinvolto" della Giustizia, per il Berlusca ossessionato dai magistrati, per la lentezza del sistema.
Il 19 Luglio porteremo un fiore sulla bara di Paolo Borsellino e lo ringrazieremo per quello che ha fatto e per come lo ha fatto: con coraggio, con fierezza e con senso della misura.
Quando Paolo ha voluto sfidare lo Stato, quello che ancora considerava la mafia un fenomeno da baraccone, si è rinchiuso insieme a Giovanni Falcone in un carcere per scrivere gli atti del maxi-processo, ha lavorato duramente per arrivare al dibattimento, al processo e alle condanne, senza cadere nella tentazione di trasformare la propria missione in un autoreferenziale strumento di potere.
Paolo ha contribuito a scrivere un pezzo di storia d'Italia, la migliore, la più pura. Avrebbe dato la vita in qualsiasi momento pur di vedere i mafiosi rinchiusi per sempre in una cella, impossibilitati a dare ordini attraverso i loro avvocati, i parenti, i secondini. E lo ha fatto.
- author: Gandalf1972
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