Oskar Pistorius è un esempio di eccezionalità "per scelta", nonostante qualche oscurantista vorrebbe negare l'evidenza. Oskar è un atleta, un quattrocentista, un campione con un solo piccolo, fastidioso difetto: gli mancano le gambe dall'età di undici mesi, a causa di una grave malformazione. I suoi genitori, in un Sudafrica dalle mille contraddizioni, hanno creduto che fosse giusto far crescere Oskar senza complessi e gli hanno fatto fare sport "con le protesi", lo hanno spedito su un campo da rugby a conoscere il mondo e le sue regole, ad infortunarsi, a sputare sangue come e più dei suoi coetanei.
Oskar ha fatto il resto, "niccianamente", mettendoci la volontà, la forza d'animo, il coraggio, l'indifferenza di fronte alle difficoltà e alle derisioni. E' l'uomo, cari amici che lo vorreste davanti alla tivvù a guardare le olimpiadi, che ha piegato la macchina, la tecnica, le leggi materiali alla propria realizzazione fisica, morale e spirituale.
Oskar è la macchina futurista, lanciata a folle velocità verso il futuro, più veloce dell'ipocrisia di chi applaude l'ennesimo spagnolo probabilmente dopato in vetta al Tour de France "sino a prova contraria"...
Sino a prova contraria Oskar è più veloce dei suoi coetanei che utilizzano le protesi perchè le ha usate da subito, perchè ha voluto, sempre voluto, fortissimamente voluto essere normale; fino a prova contraria, visto che le orecchie di chi scrive hanno sentito molte idiozie, le protesi che ti avvantaggiano in rettilineo, ti danneggiano drammaticamente in partenza e in curva... ma che importa?
Che scandalo. Eppure lo sguardo cristallino di questo ragazzo dovrebbe insegnare qualcosa ai rivoluzionari che credono nell'ineluttabilità e nell'intangibilità del destino: Dio non ha dato le gambe a Pistorius, ma Oskar poteva scegliere cosa fare della propria vita e lo ha fatto, senza piangersi addosso, senza sentirsi un peso nè per la sua famiglia nè per la società. Tu chiamale, se vuoi, Onore e Fierezza.
Oskar non è un fenomeno da baraccone, proprio no. Fatevene una ragione.
Oskar è il coraggio di vivere contrapposto al "lasciarsi vivere", è la sublimazione dello sport "pulito" contrapposto a quello nel quale, ad alti e medi livelli, tutti cercano il modo per non farsi beccare quando barano, per nascondere eritropoietine ed ormoni della crescita, anabolizzanti e stimolanti.
Oskar ha amato tanto la vita da curare il proprio corpo attraverso lo sport e l'attività fisica, migliorandolo e preservandolo, proprio quando gli "atleti di alto livello", quelli normodotati, hanno annichilito se stessi e i propri corpi avvelenandoli e deformandoli spesso irrimediabilmente.
Il mondo dello sport, quello multimiliardario e scintillante delle notti olimpiche, non ha battuto ciglio per i costumi ipertecnologici che ti danno qualche centesimo, un'eternità, di vantaggio sugli avversari. Perchè non proibirli?
"Certo, gli altri atleti non corrono con strumenti meccanici. Ma, restando ancora da dimostrare che questi diano un vantaggio ad un atleta che non ha le gambe, qualora lo dessero è più importante decidere chi arriva primo al traguardo o favorire uno sport che vince i limiti della natura, esaltando l'umano, la possenza fisica, l'indomita volontà...?" (Zenit, il senso etico dello sport).
Già. In alto i cuori, Oskar.
Non ci faremo un manifesto, ma resti Eccezionale "per scelta"...
- author: Gandalf1972
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Chiudete gli occhi e, se siete di sinistra, immaginate il vostro peggiore incubo: il Berlusca magistrato, con la toga, con l'ermellino, amministratore della Giustizia. Immaginatelo alle prese con i mafiosi, gli stragisti, i signori del male. Facile, direte. 





