lunedì, 21 gennaio 2008,15:00

aranciameccanica06

Roma, Roma, Roma... unico grande amore. La Capitale. De Rossi, virgulto del centrocampo giallorosso, non trova di meglio da dire ai giornalisti sugli incidenti prima di Roma - Catania che un laconico: "Andiamoci piano, stiamo parlando de Roma, de a Capitale". E passi De Rossi, si può capire, studia da Pupone...

Eppure, eppure mentre ti arrivano le telefonate degli amici che ti raccontano cosa è successo guardi la tivvù e cerchi di comprendere. Italia1, RaiDue e tutto il cucuzzaro della bella televisione si affrettano a spaccare il capello in otto: coltellate? No, "puncicate", come le ha definite allegramente il Prefetto Serra, quello che si è fatto assaltare le caserme dagli ultrà. So' ragazzi... "leggere coltellate", abbiamo letto e sentito; leggere, proprio così. Una, leggerissima come una piuma, ha sfiorato un polmone di un catanese. Mino Taveri, esimio collega del sottoscritto, si comporta come un bambino dell'asilo a cui hanno fregato il panino con la mortadella... "E vabbè, dispiace dirlo, ma succedono sempre queste cose quando ci sono di mezzo i catanesi..." e uffa!

I Catanesi. Trenta accoltellati (di varie città e fedi calcistiche) a Roma, dai romanisti, dalll'inizio della stagione. Taveri, ma ci sei o ci fai? Lasciamo accesa la tivvù, chissà, forse Controcampo... Peggio che andar di notte. Alle 19 e 17, quando la prognosi di uno dei tre parla di venti giorni per una coltellata che ha sfiorato (ma leggermente...) il polmone, finalmente qualcuno ammette che saranno stati i romanisti e che, porca miseria, si tratta di gesti "esecrabili". Dulcis in fundo, la Domenica Sportiva. Pulvirenti, pensate un po', si lamenta di tutti questi accoltellati e ... apriti cielo! Fomentatore di violenza, provocatore, immemore Presidente della squadra della città con tutte le colpe ataviche dell'umanità: bravi presentatori e commentatori si esercitano nel florilegio dei luoghi comuni sui meridionali "piagnoni", cerchiobottisti e anche un po' rompiballe.

Spegniamo la tivvù. Perchè? Perchè Roma è la Capitale. Dei vizi e delle virtù. Perchè il giornalismo sportivo, purtroppo, è asservito alle logiche del potere e Roma e Milano sono il potere. Perchè il giornalismo catanese, sportivo e non, è talmente marginale da sembrare una caricatura della professione bella e nobile che vorrebbe imitare. Marginale, violentemente marginale, orrendamente marginale.

A meno che, a meno che per giornalisti catanesi (di un certo livello...) non  si intendano quelli che sulla carta d'identità hanno scritto "nato a Catania". Che Iddio li abbia in gloria! Fuggiti da Catania per cercar fortuna altrove l'hanno trovata, beati loro, e adesso vivono la loro catanesità quasi come uno scherzo anagrafico. Faremo a meno della loro solidarietà, qualora avessero pensato di esprimerla. Figuriamoci.

Dove risiede la Voce del Padrone? Dove scorrono i fiumi tintillanti dei soldini di contratti milionari che il povero praticante di periferia si sogna? A Roma e a Milano. Che ci lamentiamo a fare? Speriamo solo che la prossima "lieve" coltellata non tocchi a noi....

(...) presto vieni qui ma su non fare cosi'
ma non li vedi quanti altri bambini
che sono tutti come te
che stanno in fila per tre
che sono bravi e che non piangono mai
e' il primo giorno pero'
domani ti abituerai
e ti sembrera' una cosa normale
fare la fila per tre
risponder sempre di si
e comportarti da persona civile
(...)

E. Bennato

 

martedì, 15 gennaio 2008,10:43

provenzanoQuando i poliziotti entrano nel casolare che nasconde Bernardo Provenzano un brivido corre lungo la schiena. E' un film, per carità, ma chi ha vissuto e vive la Sicilia nella sua stramaledetta ambiguità non può non aver avuto voglia persino di piangere. E' un film, per carità, ma la mafia di Provenzano, antica ed evoluta, modernizzatrice e "pacifista", rappresenta in maniera plastica un fenomeno che nessuno come chi vive in Sicilia può davvero comprendere. Provenzano era un fantasma. Pallido e sofferente, ma pur sempre il Capo indiscusso. Appalti e grandi affari come ossessione principale del Corleonese che non voleva le stragi di Capaci e Via D'Amelio. Aveva capito tutto: lo Stato non si combatte, si compera, come nella migliore tradizione di Cosa Nostra. L'importante è non macchiare le strade di sangue, così nessuno si accorgerà degli affari che continuano a proliferare. Affari. Controllo del territorio e colletti bianchi, mafiosi infiltrati nella Pubblica Amministrazione, nella politica, nell'imprenditoria, affannati e affamati, "puliti" nella loro immonda sconcezza. Libera nos domine. Liberaci dai Provenzano, dai Marino Mannoia, dai Lo Piccolo; ma liberaci, soprattutto, dai tanti gnomi che si sentono giganti, dai burocrati che chiudono un occhio, dai funzionari che firmano su commissione, dai politici che "in Sicilia il confine fra legale e illegale è labile", dai medici che per fare carriera accarezzano il demonio, dai faccendieri che mendicano denaro e posti al sole in cambio di "protezione". Liberaci per sempre e liberiamoci per sempre.

A Pianura ci pensa Don Cipolletta a dire una cosa talmente ovvia da apparire rivoluzionaria: ma siete sicuri che qualcuno voglia risolvere il problema rifiuti? Chi vigila sull'emergenza? E' tutto organizzato per Don Cipolletta, persino la disorganizzazione. Emergenza significa pioggia di fondi senza alcun controllo, denaro speso chissà come e chissà per cosa. Pazzesco? No, Italiano. Come nella migliore tradizione, doveva dirlo Don Cipolletta per vedere facce stupite e indignazione. Ipocriti.

giovedì, 10 gennaio 2008,11:06

napoli1Ecomafie, eco-illogici ministri, ecodisastro. Napoli, terzo millennio, le sue periferie sventrate dall'eruzione di un vulcano ben più potente del Vesuvio. Cammini per la città e la marcia di avvicinamento a Pianura, epicentro del "sisma monnezza", somiglia alle immagini dei film catastrofici, in stile "Day After"... Fumo, barricate, quintali e quintali di rifiuti, camionette della polizia, dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, dell'Esercito. Elicotteri e teleobiettivi...

...e poi la gente. Si, quella di Pianura, così uguale e così diversa da quella delle violentate periferie degli imperi: diversa, si, perchè Napoli ha sempre qualcosa di diverso dalle altre città, nel bene e nel male; uguale, si, perchè ha sopportato 40 anni una discarica indecente a ridosso di un parco naturalistico, continuando a edificare, abusivamente, fin sulle soglie dell'ammasso di diossina e cellule tumorali di Pianura. Ora sono stufi. Stufi di essere considerati da Bassolino e compagni solo uno strato di monnezza su cui accumularne dell'altra. La camorra? Suvvia, chi è così scemo da pensare che la camorra che per quarant'anni ha banchettato con i rifiuti di Pianura, e continua a farlo con tutto ciò che riguarda questo splendido business, avrebbe bisogno della "banlieu" napoletana?

Nessuno si dimette. Nessuno. I cittadini pagano le loro colpe e quelle altrui, fino all'estremo sacrificio di precoci ammalati di leucemia, deformi e avvelenati.

Gli amministratori non pagano mai. Quelli che conoscono le tariffe dello smaltimento dei rifiuti, quelli che hanno sentito il "profumo", che paradosso, dei soldi in mezzo a cumuli di spazzatura, loro, non pagano mai. Vedremo. Ci pensi il Governo, ci pensi la Regione, ci pensi il Comune. Ci pensi San Gennaro. Inceneriamo? Termovalorizziamo? Differenziamo? Che ce ne fotte, piuttosto paghiamo consulenze miliardarie per stabilire se è meglio l'una o l'altra soluzione. Il caos è la vera soluzione. Più rifiuti si accumulano, più proliferano i furbi e i delinquenti.

I napoletani meditino, fra una barricata e l'altra, se continuare a tirare a campare sia la soluzione giusta. Le rivoluzioni,a Pianura, come allo Zen, come a Tor Bella Monaca, si fanno tutti i giorni, cominciando a rifiutare qualunque compromesso. Facile? No, difficilissimo, soprattutto quando questi quartieri sono stati costruiti ad arte per convincere gli sfortunati abitanti che degradati si nasce, non si diventa.

Allora alziamo tutte le barricate che servono per difendere la salute, i figli, il futuro; ma non le smontiamo alla prima promessa di un governatore qualsiasi di spostare il problema da Pianura a un altro sito scelto con la medesima criminale approssimazione. Teniamole alte fino a quando non ci diranno cosa vogliono farne di questo fango figlio del progresso, seriamente, come avviene in altre parti del Mondo e persino d'Italia.

Altrimenti, beh, altrimenti più diossina per tutti, anche a Posillipo e non solo dove un voto alle elezioni costa qualche chilo di pasta e un biglietto per l'Inferno...

lunedì, 07 gennaio 2008,16:36

cyrano3

E' difficile parlare di altro, ma è altrettanto difficile parlare di Acca Larentia, di Franco, Francesco e Stefano, del loro sacrificio, del rito della memoria.

Chi scrive ha sempre mal sopportato la retorica tronfia e la riproposizione rituale di gesti e simboli mai da tutti abbastanza compresi nella loro profondità e nel loro significato. 

Abbiamo spesso ricordato Acca Larentia e quei ragazzi invocando la gioia e non la tristezza, l'Amore, per la propria Patria, per gli Ideali di una Comunità umana ideale e idealizzata.

Lo abbiamo fatto,  perchè no e perchè nasconderlo, anche con la voglia di sfuggire alla logica perversa del perpetuarsi di un desiderio di vendetta infinito, incapacitante, impolitico, rinchiuso in una malintesa mitologia neofascista dei gesti fini a se stessi. 

Oggi sentiamo il desiderio di ricordare quasi solo in fondo al nostro cuore, mentre i tanti, "troppi" pseudo camerati si affrettano a polemizzare via comunicato stampa,  e di moltiplicare gli sforzi per trasformare il Sacrificio in azione, gioia del "fare", voglia di cambiare le cose. Senza tristezza, senza torcicolli, ma con i loro occhi pieni di vita, idealmente fotografati un momento prima di spegnersi, come unico impetuoso ricordo da custodire nel cuore e nella mente.

Questo vorremmo raccontare ai nostri figli e ai nostri fratelli.

Chissà se Franco, Francesco e Stefano avrebbero voluto questo. Chissà...