sabato, 25 luglio 2009,22:25

sognoPerchè si aspetta il caldo afoso di agosto per dare notizie fulminanti come questa? Un PdL tutto siciliano, federato con Roma, autonomo, persino dotato di uno Statuto tutto suo. Che bello! Fa venire in mente i motorini truccati con le marmitte Polini, le gare impossibili contro i Si e i Ciao "normali". Autonomia, per bella che tu sia... Siamo sei milioni, siamo un popolo, perchè non potremmo avere un partitone tutto siciliano, bello, forte e indipendente da Roma? Del resto ce lo siamo meritato in tanti anni di Statuto autonomistico. Come fate a non vedere gli indubbi vantaggi per l'Isola della Carta "speciale"? Andate alla pompa e fate benzina quasi gratis, aveter il reddito pro-capite del Trentino Alto Adige, anche loro "speciali" come i Siciliani, spendete i fondi della Comunità Europea per le aree depresse (depresse? ma depressi sarete voi...) fino all'ultimo centesimo... Che afa.
Goebbels millantava di voler mettere mano alla pistola quando sentiva parlare di cultura: parafrasando l'invasato Ministro della Propaganda del Reich potremmo fare lo stesso, metaforicamente, quando sentiamo e sentiremo parlare di autonomia. Basta. Proviamo a meritarci la dipendenza dallo Stato centrale e centralista, proviamo a far funzionare le istituzioni senza inondarle di privilegi e clientele, proviamo a dire qualcosa di destra e qualcosa di sinistra, senza i "milazzismi" e le poltiglie consociative che hanno segnato la storia della Sicilia... Proviamo ad applicare lo Statuto come hanno fatto le altre regioni "speciali", trasformando i privilegi geografici in opportunità di sviluppo per il territorio. Perchè bisogna mascherare l'ennesima operazione di trasformismo e lombardismo dietro un paravento pseudo-culturale, cianciando di laboratorio politico e scelte "illuminate"? Facciano partiti normali, a destra e a sinistra, che si confrontino sulle idee e sulle diverse concezioni del mondo, dello sviluppo, della crescita... partiti che svolgano il loro compito di corpo intermedio fra le Istituzioni e i cittadini, senza per forza farsi pagare "la sensalia" magari... Abbiate pietà: già il Popolo delle Libertà evocava ai detrattori dello stesso la geniale parodia dell'Ottavo Nano della famosa Casa delle libertà, dove la gente faceva i bisogni in salotto, voi lo volete pure "autonomo e indipendente da Roma"... a cosa pensate potrebbe somigliare? Buona Estate!

martedì, 17 marzo 2009,22:14
etnaNiente di nuovo sotto il sole. Librino? Sta lì da 30 anni, anche se Report ha dimenticato di ricordarlo, progettata dal precursore delle "archistar" Kenzo Tange e stravolta negli anni dalle varianti, per mascherare il "sacco" di Catania e la speculazione selvaggia. Governavano, ovviamente, i democristiani, supportati ogni tanto da socialisti e cespugli vari... Anni ruspanti gli "anta" a Catania: i Santapaola forse non si facevano fotografare ai piedi della Santuzza, ma indubbiamente Nitto andava a caccia con i notabili cittadini e si faceva immortalare nelle celeberrime foto di inaugurazioni e occasioni pubbliche fianco a fianco alle autorità civili e religiose... o no? Mica ieri, mica durante il regno di Attila Scapagnini.
No, no, niente indignazione a buon mercato, per favore.
Rivoluzionari non ci pare di vederne in questa terra consociativa per storia, per cultura, per indole, per passione, per genesi parlamentare; niente rivoluzionari, a meno che non si vogliano considerare tali taluni Mezzuomini che si credono eroi solo perchè meditano di restituire la "cittadinanza"... Qualche Frodo Baggins, forse, comunque "vinto" dall'Anello o precipitato inesorabilmente nel Monte Fato. Poi, il buio.
Librino, le fogne a cielo aperto, la rete fognaria e tutti devoti tutti.
Chi ha sceneggiato l'avvio di Report? Chi ha pensato di invertire l'ordine delle cose subordinando il sentimento e la devozione dei molti al peccato originale di alcuni? Chi? Punto. E a capo.
Questa città, tanto bella quanto irredimibile, è un mostro a due teste: una sputa per terra e l'altra si indigna.
E' la città nella quale gli amici, i borghesi, la gente bella e quella brutta, non capisce perchè (ad esempio) da Assessore allo Sport, tu non possa dargli qualche soldo in più, "poi vediamo, ovviamente, nel caso, c'è qualcosa anche per te...". E' la città dei dirigenti comunali con i garage stracolmi di lattine di coca cola e dei dipendenti comunali a "libro paga".
Eccoli, eccoli lì, seduti sul divano, sprofondati fra gli "incredibile" e i "che vergogna", desiderosi di sfuggire ai commenti malevoli di qualche parente di Abbiategrasso. Dàgli all'untore! Loro, noi, i catanesi, tutti aggrappati ai controlli di sicurezza dell'aeroporto, tutti con un amico che mi farà entrare alla Sac. La Sac... Si dice che per giustificare nuove assunzioni l'aeroporto catanese ospiterà voli Fontanarossa/Pietraperzia... sarà vero???
Tutti con la divisa, a Catania, da sempre: negli anni '80 era quella dei Vigggili Ubbani, ambitissima e lottizzatissima, oggi il Pret a porter segnala Sac Service, Multiservizi e Sostare, oh yes... E non mi dite che questo è il bisogno di lavoro, perchè poi, chiedete a un vostro qualsiasi amico "politico", una volta indossata la divisa l'obiettivo successivo è quello di imboscarsi in ufficio. Tutti in fila per tre...
La classe politica? Sarà banale, qualunquista e persino scontato, ma è lo specchio appena un po' deformante della società... Potrà sembrare un'eresia, ma al netto di lestofanti, affaristi, delinquenti, collusi, corrotti e corruttori, il resto è spinto inesorabilmente a livellarsi verso il basso, a pensare rasoterra, a inseguire i piccoli bisogni, le piccole bugie, le promesse che fanno felici i catanesi, dal mitologico "posto fisso" all'ingresso omaggio in discoteca... Don Chisciotte e Sancho Panza, a Catania, li "sventavano" già a Zia Lisa... del resto, l'unico Mulino (Santa Lucia) che c'era, l'hanno sventrato per far posto a un ammasso di cemento che impedisce alla città di dialogare col mare e recuperare il rapporto ancestrale con l'acqua... alla faccia del waterfront, di Bohigas, di Renzo Piano e di tutto il cucuzzaro... Hanno sequestrato il cantiere? Di già?
L'informazione? Per carità. Lavoro, guadagno, pago, pretendo. Sarà pure vero che il pesce puzza dalla testa, ma, se fa schifo, puzza tutto e non capisci più da dove ha cominciato a marcire.
Ha ragione Report? Macchè. Bisognerebbe essere originali per fare gli scoop, bisognerebbe raccontare quello che non è mai stato raccontato, oppure cambiare la didascalia sotto il nome e cognome dell'Ingegnere Lo Giudice, tutt'altro che un dipendente comunale sprovveduto che parla di Librino come del Paradiso Terrestre...
Catania non si rialzerà certo per merito della "vendetta postuma" di Report. Forse non si rialzerà proprio, continuando a sopravvivere al proprio torpore. Forse. Forse i volenterosi hobbit, a destra e a sinistra, di sopra o di sotto, troveranno finalmente l'Unico e lo distruggeranno. Chissà. Una preghiera, però: non vergognatevi di nulla... in fondo i vizi sono all'ordine del giorno, democratici e trasversali, le virtù, invece, introvabili e rarissime, ma facilmente nascondibili...
martedì, 28 ottobre 2008,15:05

aragornE' stata dura, in passato, scegliere un "nick" nel pantheon degli eroi della saga tolkieniana del Signore degli Anelli.

La imprevedibile forza di un normalissimo hobbit o l'aristocrazia morale ed estetica di un Re senza corona? Che dilemma.

Alla fine, giocoforza, vinse la canizie magica di Gandalf, un po' mago, un po' stregone, concentrato di saggezza e soprannaturale. Peter Jackson è stato determinante in questa scelta, affidando il volto televisivo a un austero Christopher Lee, perfetto Gandalf del grande schermo.

Tutti perfetti, compreso questo Viggo Mortensen, forse persino troppo bello per portare su di sè il peso degli umani destini e l'ineluttabilità del proprio blasone.

Troppo bello. 

Aragorn Grampasso Mortensen, ignaro di essere stato baciato dalla fortuna con la sua milionaria interpretazione, ha deciso adesso di scendere dal trono, lasciare Minas Tirith e trasformarsi in un predicatore qualsiasi, anarchico e vendicativo, audace e incauto dispensatore di verità in casa altrui. 

Berlusconi, Bush, Hitler, Mordor.

Il Bene e il Male: da una parte Lui, Grampasso Mortensen, ottimo conto in banca e umanitarismo cosmopolita a buon mercato, dall'altra le icono planetarie dell'autoritarismo Made in Usa e Made in Italy.

Che bravo Viggo Aragorn, mentre sfila sul red carpet "de noantri", ad allinearsi alla vulgata politically correct della cinematografia mondiale, quella che fiorisce sulle labbra di tutti i privilegiati di celluloide, pronta ad accostare il dittatore coi baffetti al diavolo Bush e, addirittura, al nostro presidente del Consiglio. 

Nella vita privata i "vostri eroi" sono spesso frequentatori di cliniche private per pagare i loro recuperi dai peggior vizi conosciuti (altro che erba-pipa!), scialacquatori dalle immense disponibilità, cantanti-icona come Bono, umanitario quanto basta per permettersi le vacanze con le diciottenni a San Tropez; in pubblico, poi, si trasfigurano come un Gollum qualsiasi, basta qualche seduta di trucco, troppo brutti per essere credibili, ma troppo ammalianti per essere presi a calci nel sedere.

Lunga vita a Gandalf, allora, e agli Hobbit della Contea: per ogni Re che muore si inneggia sempre al successivo che ascende al trono, ma nulla può sostituire gli atti di gratuito eroismo compiuti dagli uomini normali o dai Mezzuomini.

A noi piacciono gli attori capaci di parlare con gli sguardi, con le interpretazioni mirabili, con i monologhi alla Al Pacino ne "L'Avvocato del Diavolo", gli attori che hanno saputo raccontare anche le loro idee utilizzando le prodigiose qualità a loro concesse, senza bisogno di convocare una conferenza stampa per parlare a qualche amico giornalista.

Salute a te Aragorn Viggo Grampasso e buona fortuna nel mondo dorato della "croisette" e nell'inflazionato alveare degli artisti esternatori, tanto innamorati della propria immagine sullo schermo da dimenticare che gli spettatori, quelli che pagano il biglietto come quelli che votano alle elezioni, andrebbero rispettati di più...  

venerdì, 26 settembre 2008,13:04

fantozzi[1]Alitalia è lo specchio che restituisce l'immagine più fedele di questo Paese.

Un carrozzone enorme, popolato da barboni, affaristi, saltimbanchi, nani e qualche ballerina.

Un Paese senza una vera Politica, senza un vero Sindacato, senza veri Imprenditori, senza veri Lavoratori.

Una finzione ben congegnata dove tutti fingono qualcosa:

i sindacalisti, alcuni almeno, sono quelli che ne escono con le ossa rotte, dimostrando per l'ennesima volta di preferire il "flirt" con i lavoratori privilegiati e garantiti piuttosto che dimostrare capacità strategica nell'aprire le porte del mondo del lavoro ai giovani "prossimi venturi";

i piloti, che Iddio li abbia in gloria, sono la categoria ostriche e champagne del mondo del lavoro, fanno un lavoro impegnativo e di grande responsabilità, ma hanno lasciato negli Italiani la sensazione che il tappo saltasse per colpa di qualche stella in meno nella categoria degli hotel... ci sbaglieremo...

Gli imprenditori meritano un capitolo a parte, perchè l'italietta del capitalismo familiare, degli aiuti di Stato, dei sotterfugi anti-mercatistici è dura a morire. Salveranno l'Alitalia, certo, ma qualche miliarduccio l'avremmo messo pure noi se ci avessero tolto dai piedi la rogna della bad company e i suoi debiti a molti zeri...

L'unico augurio, sincero, è che da oggi in poi non li aiuti più nessuno e che la concezione keynesiana dell'economia sia solo uno strumento strategico per uno Stato capace di guidare i processi, piuttosto che l'escamotage per foraggiare i finti imprenditori del Belpaese.

I politici. Argomento scottante, visto che la partita a scacchi giocata in bilico sulle ali cadenti della vecchia compagnia di bandiera assomiglia all'immagine del celebre faccia a faccia con la Morte nel "Settimo Sigillo", il capolavoro di Bergman: giocarsi l'anima in un momento così delicato è stato un rischio, da una parte e dall'altra, anche se il povero Walter somiglia sempre più al Rocky Balboa di Stallone, senza lieto fine nè vittorie sul filo del gong.

In questo scenario, fra l'apocalittico e l'oppugnabile, gli Italiani, grande Popolo, sono rimasti per giorni col fiato sospeso: che fine faranno i nostri punti Mille Miglia?

Ai posteri, o alla CAI, l'ardua sentenza. 

lunedì, 28 luglio 2008,15:02

pistoriusOskar Pistorius è un esempio di eccezionalità "per scelta", nonostante qualche oscurantista vorrebbe negare l'evidenza. Oskar è un atleta, un quattrocentista, un campione con un solo piccolo, fastidioso difetto: gli mancano le gambe dall'età di undici mesi, a causa di una grave malformazione. I suoi genitori, in un Sudafrica dalle mille contraddizioni, hanno creduto che fosse giusto far crescere Oskar senza complessi e gli hanno fatto fare sport "con le protesi", lo hanno spedito su un campo da rugby a conoscere il mondo e le sue regole, ad infortunarsi, a sputare sangue come e più dei suoi coetanei.

Oskar ha fatto il resto, "niccianamente", mettendoci la volontà, la forza d'animo, il coraggio, l'indifferenza di fronte alle difficoltà e alle derisioni. E' l'uomo, cari amici che lo vorreste davanti alla tivvù a guardare le olimpiadi, che ha piegato la macchina, la tecnica, le leggi materiali alla propria realizzazione fisica, morale e spirituale.

Oskar è la macchina futurista, lanciata a folle velocità verso il futuro, più veloce dell'ipocrisia di chi applaude l'ennesimo spagnolo probabilmente dopato in vetta al Tour de France "sino a prova contraria"...

Sino a prova contraria Oskar è più veloce dei suoi coetanei che utilizzano le protesi perchè le ha usate da subito, perchè ha voluto, sempre voluto, fortissimamente voluto essere normale; fino a prova contraria, visto che le orecchie di chi scrive hanno sentito molte idiozie, le protesi che ti avvantaggiano in rettilineo, ti danneggiano drammaticamente in partenza e in curva... ma che importa? 

Che scandalo. Eppure lo sguardo cristallino di questo ragazzo dovrebbe insegnare qualcosa ai rivoluzionari che credono nell'ineluttabilità e nell'intangibilità del destino: Dio non ha dato le gambe a Pistorius, ma Oskar poteva scegliere cosa fare della propria vita e lo ha fatto, senza piangersi addosso, senza sentirsi un peso nè per la sua famiglia nè per la società. Tu chiamale, se vuoi, Onore e Fierezza.

Oskar non è un fenomeno da baraccone, proprio no. Fatevene una ragione.

Oskar è il coraggio di vivere contrapposto al "lasciarsi vivere", è la sublimazione dello sport "pulito" contrapposto a quello nel quale, ad alti e medi livelli, tutti cercano il modo per non farsi beccare quando barano, per nascondere eritropoietine ed ormoni della crescita, anabolizzanti e stimolanti. 

Oskar ha amato tanto la vita da curare il proprio corpo attraverso lo sport e l'attività fisica, migliorandolo e preservandolo, proprio quando gli "atleti di alto livello", quelli normodotati, hanno annichilito se stessi e i propri corpi avvelenandoli e deformandoli spesso irrimediabilmente.

Il mondo dello sport, quello multimiliardario e scintillante delle notti olimpiche, non ha battuto ciglio per i costumi ipertecnologici che ti danno qualche centesimo, un'eternità, di vantaggio sugli avversari. Perchè non proibirli?  

"Certo, gli altri atleti non corrono con strumenti meccanici. Ma, restando ancora da dimostrare che questi diano un vantaggio ad un atleta che non ha le gambe, qualora lo dessero è più importante decidere chi arriva primo al traguardo o favorire uno sport che vince i limiti della natura, esaltando l'umano, la possenza fisica, l'indomita volontà...?" (Zenit, il senso etico dello sport).

Già. In alto i cuori, Oskar.

Non ci faremo un manifesto, ma resti Eccezionale "per scelta"...

lunedì, 07 luglio 2008,10:13

ombreChiudete gli occhi e, se siete di sinistra, immaginate il vostro peggiore incubo: il Berlusca magistrato, con la toga, con l'ermellino, amministratore della Giustizia. Immaginatelo alle prese con i mafiosi, gli stragisti, i signori del male. Facile, direte.

Abolito il carcere duro, cancellata l'associazione mafiosa, disintegrato il 41 bis... già, già... e via con i titoloni dei quotidiani, della stampa democratica, dei giornalai morbosamente appesi a quell'ultima intercettazione. L'avevamo detto.

Poi vi risvegliate e scoprite che l'incubo vi rimane addosso, incollato alla pelle come una sensazione sgradevole che fatica ad andare via, solo che il Berlusca non c'entra nulla. I magistrati, proprio loro, la corporazione più potente della Nazione, hanno deciso in alcuni casi di applicare "con allegria" il 41bis, scarcerando boss, mafiosi, stragisti e riportandoli a un regime di carcerazione "normale".

Cercate i titoloni sui giornali? Non li troverete, mica stiamo parlando di Berlusconi! Neppure uno scandaletto, così, tanto per gradire? Qualche smorfia, qualche mugugno, persino un sussurro di Giancarlo Caselli, uno che quando apre bocca, di norma, lancia messaggi trasversali alla Nazione e alla Corporazione: "in questi anni il 41bis è stato progressivamente indebolito", che ci volete fare?

Rewind. I governi di centro destra, ma anche quelli di centro-sinistra, hanno puntualmente confermato in Parlamento le norme sul "carcere duro" per i mafiosi, rendendole sempre più restrittive e facilitandone l'applicazione, come fra l'altro previsto anche nel pacchetto-sicurezza di Alfano, varato dal Governo a Napoli. Senza esitazione, senza omissioni, nella consapevolezza che il patto con gli Italiani si fonda anche sull'intransigenza nei confronti di un fenomeno radicato e profondamente legato alla storia italiana, trattato in alcuni anni con sufficenza e leggerezza "criminali". 

E allora? Dove sta l'inghippo? Difficile capirlo, anche se la tentazione sarebbe quella di pensar male. Quelli come noi, però, non vivono nell'ansia della magistratura politicizzata, dei complotti delle toghe, dell'attacco al cuore dello Stato: quindi preferiremmo non credere che ci possa essere "qualcuno" che preferisca il Grand Hotel Ucciardone con lo champagne e il caviale al carcere duro. Preferiremmo continuare a credere che la memoria di Falcone e Borsellino non venga utilizzata come paravento dietro cui nascondere simpatie e antipatie, amici e nemici, buoni e cattivi. Giovanni e Paolo appartengono alla memoria collettiva di questa Nazione e i loro provvedimenti, la loro impostazione sulla lotta alla criminalità mafiosa è patrimonio del sistema politico e giudiziario italiano.

Insinuare negli Italiani il sospetto, anche solo quello, che possa esistere un nesso fra gli annullamenti del 41bis e le leggi "blocca-processi" o gli scudi spaziali per le alte cariche dello Stato, è passibile dell'incriminazione per favoreggiamento e concorso esterno in associazione mafiosa.

Li tengano dentro, a tripla e quadrupla mandata, come consentono le leggi, perchè la vera lotta alla mafia non è barattabile con i conflitti istituzionali o lo scontro armato fra politica e magistratura.

Li tengano dentro e poi protestino per l'uso "disinvolto" della Giustizia, per il Berlusca ossessionato dai magistrati, per la lentezza del sistema.

Il 19 Luglio porteremo un fiore sulla bara di Paolo Borsellino e lo ringrazieremo per quello che ha fatto e per come lo ha fatto: con coraggio, con fierezza e con senso della misura.

Quando Paolo ha voluto sfidare lo Stato, quello che ancora considerava la mafia un fenomeno da baraccone, si è rinchiuso insieme a Giovanni Falcone in un carcere per scrivere gli atti del maxi-processo, ha lavorato duramente per arrivare al dibattimento, al processo e alle condanne, senza cadere nella tentazione di trasformare la propria missione in un autoreferenziale strumento di potere.

Paolo ha contribuito a scrivere un pezzo di storia d'Italia, la migliore, la più pura. Avrebbe dato la vita in qualsiasi momento pur di vedere i mafiosi rinchiusi per sempre in una cella, impossibilitati a dare ordini attraverso i loro avvocati, i parenti, i secondini. E lo ha fatto.

 

 

mercoledì, 25 giugno 2008,22:13

rosa_neraCyrano non è soltanto pigro. Cyrano è incostante e scostante, Cyrano ha cercato di capire cosa farà da grande, quando le mani non sorreggeranno più il peso della spada. Cyrano si è chiesto se valesse qualcosa, se qualcuno avesse fiducia in lui.

E Cyrano ha capito. Ha capito che esiste una sola coerenza: quella con se stessi. Cyrano ha cercato sul vocabolario la parola coerenza e non l'ha trovata. Cyrano ha scavato nel cuore degli amici, perchè quello dei nemici l'ha strappato più volte, ma il cuore non c'era o se c'era era nascosto bene. Cyrano si è chiesto se valesse la pena e si è risposto di sì.

Cyrano ha pensato che non c'è alternativa alla malattia che corrode, al tarlo che scava, al passato che diventa presente e futuro.

Cyrano sogna da troppo tempo e quando ha capito che il sogno è la sua realtà era troppo tardi. Cyrano ama a modo suo, odia a modo suo, rispetta e onòra.

Cyrano ha chiesto alla vita una possibilità e la vita gliene ha data una grande, grandissima: un'altra vita, generata da Cyrano, sangue del sangue di Cyrano. E Cyrano ha capito un'altra volta che non c'è mai nulla di materiale nelle sue "possibilità", ma grandezza, eternità, destino. Cyrano lo sa, certo che lo sa, che gli altri da lui si aspettano ben altro che eternità e destino, ma non può farci nulla.

Cyrano dona, sorride, sbaglia, molto spesso, ma solo per troppo amore della vita. Guardalo Cyrano! Piange, persino. Con fierezza, certo, a mascherare lo sconforto e l'incredulità; ma Cyrano piange perchè non capisce. Anzi, capisce troppo bene. Cyrano non sa essere quello che gli altri vorrebbero che fosse, però, gli altri, lo cercano sempre, lo blandiscono, lo incensano finchè serve, gli sussurrano gratitudine per il fatto che esiste. E Cyrano finge di crederci, perchè non saprebbe fare altro.

Cyrano apre il proprio cuore a una nuova vita, sangue del proprio sangue, che nascerà. Questa è l'unica cosa veramente importante, tutto il resto è scorie. Ciò che veramente ami...

Lo sai, maledetto Cyrano, che non potresti essere altrove neppure se lo volessi, che non potresti smettere di essere quello che sei anche se gli altri fanno di tutto perchè questo accada. Allora, caro Cyrano, guardali ancora una volta negli occhi e fai capire loro che hai capito: non sarai mai perfetto, non ti trasformerai in una "macchina" dagli ingranaggi ben oleati, non cambierai perchè il mondo è cambiato, non diventerai ricco solo perchè la ricchezza è "possibilità"; un giorno, però, quando sarà troppo tardi, anche tu avrai la tua possibilità.

Cyrano potrà dire un giorno, davanti al proprio pubblico, che lui ha creduto nella vita, l'ha amata e l'amerà fino a quando le forze lo sorreggeranno, per mille e mille anni ancora. E Cyrano lo racconterà ai propri figli, lui sì, lui che ha creduto fosse importante avere qualcuno a cui raccontare quanto è bello credere in qualcosa e lottare, anche se chi gli sta al fianco spesso finge, spesso non ha il coraggio, spesso lo deride per la sua incostanza e per la sua ingenuità mascherata da superbia. Cyrano continuerà a sembrare cattivo perchè qualcuno possa trarre beneficio dalla sua cattiveria. Anche questo, in fondo, è donare...

Cyrano resta dov'è. E dove dovrebbe andare? Cyrano affila la spada, sorride amaro e augura buona fortuna agli amici e alle amiche che sono salpati verso nuove avventure, con la cambusa piena e albe radiose davanti a loro. Cyrano prende il proprio zaino colmo di ricordi, lo svuota e riparte, per riempirlo ancora di altre cianfrusaglie, che per lui sono oro, argento, diamante. Cyrano c'è. E sempre ci sarà...

Cyrano ha qualcuno a cui raccontarlo, quando le membra saranno stanche, e questo è Amore, l'Amore supremo. Cyrano è coraggioso e non lo sapeva, anzi, aveva sempre pensato di essere un po' vigliacco. Cyrano si rinnoverà col prossimo sole e nasconderà a se stesso la tristezza e la delusione per i compagni d'arme che non sanno vincere e quando vincono non sanno essere riconoscenti.

Cyrano ci ha messo la propria spada guascona, forse meno nobile del fioretto dei moschettieri, e non tutti lo apprezzano. Cyrano non serba rancore, ma Cyrano non dimentica più, non è più tanto giovane da dimenticare torti, umiliazioni, cocenti delusioni.

Cyrano riaffila la spada e la porge al Signore perchè la benedica.

Eccola, la mia spada, pronta a servire chi lo merita e chi non lo merita. Cyrano sa solo combattere. A modo suo.

Per sempre tuo, per sempre vostro....

Cyrano     

lunedì, 12 maggio 2008,09:18

fazioLasciatelo lì, per carità di patria. Non toccate Fazio, il suo tempo che fa, Travaglio, la Littizzetto e tutto il "cucuzzaro"; non lasciatevi vincere dalla tentazione di ricominciare la guerra alla satira, le "menate" sul servizio pubblico e l'indignazione.

Fazio e i suoi amici si fanno del male da soli, parlano ormai a una nicchia televisiva che distinguerei in tre categorie: gli ultrà, che non ridono perchè sono come Travaglio, tristi, imbronciati, berluscopatici; i marpioni, che ridono ma continuano a votare centrodestra e chissenefrega; i neutrali, la maggior parte, talmente schifati da una televisione ad uso e consumo degli amici del vapore da avere l'effetto opposto. 

A costoro, i neutrali, dopo la sparata di Travaglio, Schifani deve essere apparso come un eroe, un beato in attesa di processo di beatificazione, un Masaniello lapidatore di vetero-comunisti deparlamentarizzati.

 E allora? Allora vi preghiamo, nobili fustigatori di costumi del centro destra, lasciate in pace la satira "sinistra" e persino i "peana" di Antonio Di Pietro: lui continuerà a togliere voti al Partito Democratico e il centrodestra vincerà le elezioni per altri cento anni. 

Provino i vari Gasparri, Landolfi, Cicchitto a non ribaltare l'esito della consultazione popolare televisiva, che ha decretato il pubblico ludibrio per questo astioso giornalista che ha fatto dell'antiberlusconismo la propria ragione di vita.

Volete farvi del male? Trasformate i vili in eroi, lanciate editti bulgari, oscurateli, attaccate la libertà di stampa, fatevi insultare dai giornalisti democratici, dalle donne democratiche, dagli amici dei democratici. 

Possibile che dopo tanti anni non lo abbiate ancora capito? Fazio, Santoro, Travaglio e tutti gli altri sono un frammento indispensabile del nostro sistema televisivo, da salvaguardare, in un contesto di maturità acquisita da chi ascolta e giudica.

Denunciateli, se volete, portateli in tribunale, dove comunque avranno più amici di voi, ma lasciateceli in tivvù.

Senza di loro vincere sarebbe molto più difficile.

10, 100, 1000 Fabio Fazio!

giovedì, 24 aprile 2008,11:12
 

Era già tutto previsto... Possibile ci sia in Sicilia qualcuno che si stupisca per il capolavoro de "La7" sulle elezioni regionali? Possibile che ci siano tante anime pie e belle che non avessero visto, negli ultimi sessant'anni, quale morbo affliggesse le periferie della periferia della periferica Italia?

Ipocriti. Tutti, senza distinzione. Quelli che guardano, quelli che si indignano, quelli che crocifiggono, quelli che tanto non cambierà mai nulla. Le fette di mortadella nelle schede elettorali sono meglio o peggio delle buste della spesa in cambio di voti? Le coop e le società rosse, bianche, verdi, gialle e blu che da anni forniscono opere e omissioni per il sottosviluppo dell'Isola, salendo e scendendo dalle montagne russe delle connivenze e del malaffare, sono il "male minore" o la chiusura del cerchio del sistema Sicilia (o Calabria, o Campania, o Puglia...)?

Si dice che alle nostre latitudini ci sia un Patronato ogni 100 abitanti... e ci lamentiamo? E' il Welfare "reale", senza alchimie nè masturbazioni economicistiche, roba che neppure la Svezia può garantire servizi sociali tanto efficienti. Servizi, mortadella, settequaranta, parmigiano ed estratti di nascita. Sindacato&Supermercato. Tutti stupiti, attoniti, vergognati. Che schifo, che ignominia!

Cosa saranno peggio, allora? I furbissimi "capataz" di Librino, della Vuccirìa, di Gallina, di Scampia, di Barivecchia, quello che pone e dispone, che dispensa ed arruola eserciti di questuanti e votanti in batteria, oppure il medico della vecchia borghesia, quello che si vende e baratta il suo ruolo sociale per uno strapuntino nell'autobus del potere?

Indignatevi, indignatevi pure. Fatelo ad orologeria, please, come sempre nella storia, nel frullatore delle ambizioni personali e delle idee che muovono il mondo.

Andiamo in piazza con Beppe Grillo e al seggio con il nostro cinismo selettivo, tronfi come dei tacchini, sicuri di essere nel giusto, perchè il giusto è quello che "mi conviene". Si alzi un'ode alla scarnificazione dell'ideologia! Inventiamo la Regola francescana della politica, spogliamo l'ammistrazione e il governo (minuscolo, che peccato) della ritualità sacrale che ne fa una robaccia per iniziati, più "punciuti" che "cavalieri templari"; scomodiamo la democrazia ateniese per ridare un senso a questo abusato esercizio di retorica pseudo-libertaria.

A noi ipocriti e furbi cultori del "pensiero meridiano" servirebbero dieci anni, o forse venti, di politica semplice semplice, di delibere e leggi raccontate alla gente dai cantastorie in piazza, di appalti e appaltatori affissi nei bar di paese, senza segreti, senza "mascariamenti", senza inutili manovratori.

Davvero pensate che il problema sia la destra, la sinistra, il centro, raffaele, totò, pino o mirello?

Toglieteci (a noi tutti, cittadini e politici, questuanti e politicanti) il potere di rappresentare la realtà, quando basterebbe lasciarla bene in vista; insultate i professionisti dell'informazione, quelli che si indignano a mezzo inchiostro e poi barattano ogni minuto la loro presunta libertà per un pugno di dollari, costringeteli a fare "cronaca" da palazzi del potere le cui pareti siano finalmente di cristallo anzichè di cemento armato.

"Assunzione consapevole di un destino comune”: così scriveva Alain De Benoist a proposito della Democrazia in senso Ateniese, contrapponendola a quella odierna, manipolata e plasmata dalle oligarchie.

Vuoi mettere De Benoist con un piatto di Maccheroni alla Norma o con il cadreghino di Primario? Salute!

martedì, 18 marzo 2008,11:48

legolas

Dio salvi l'Arciere! Solo in un Paese come il nostro un Eroe può finire in carcere perchè si suppone abbia fatto finta di ritrovare il tesoro della Palazzina di Caccia di Stupinigi, così, tanto per avere un po' di gloria...

Solo in un Paese come il nostro si può svillaneggiare l'Arciere, Ultimo e tutta la squadra che arrestò Totò Riina, accusandoli di "protagonismo".

Solo in un Paese come il nostro si possono cancellare anni e anni di lotta senza quartiere in una Regione, la Sicilia, dove nessuno voleva catturare i boss, nessuno ti diceva quando il tritolo avrebbe fatto saltare in aria la tua auto, nessuno ti difendeva quando la mafia sanciva la tua condanna a morte.

L'Arciere si infiltrava, l'Arciere lottava per uno Stato e un Paese ideale, non certo per quello stato e quel paese che avrebbero voluto che quel manipolo di eroi rispettassero sempre le regole, anche quando si trovavano faccia a faccia con la morte e con la lama gelida dell'assassino. Permette? Sono il capitano Ultimo, vorrei entrare nel suo covo, arrestarla e allora faccio l'infiltrato. Le dispiacerebbe lasciarmelo fare? Che paese di merda.

L'Arciere è la metafora di questo paese: se vuoi che qualcuno ti rispetti devi sbagliare la mira. Sempre. Magari facendo finta di aver costruito le frecce perfette, magari dopo aver sapientemente affilato le lame, magari dopo aver cacciato per il padrone le fiere con le quali sfamarsi.

O magari dopo essere stato tanto tempo in un mare di letame da scoprire segreti inconfessabili, colpevoli insospettabili, amicizie e collusioni che, raccontate da un Eroe, farebbero troppo male all'italietta dei depistaggi e dei servizi deviati.

Lo sappiamo che non serve a niente, ma qualora servisse sarebbe il caso di dirlo: noi stiamo con l'Arciere. E con Ultimo. E con gli eroi che sono venuti nella nostra Terra maledetta, la Sicilia, senza sapere bene se davvero volevamo essere liberati dalla Mafia. Con loro, senza "se" e senza "ma". Con loro, in cella o agli arresti domiciliari, dove avranno sempre maggiore dignità di tanti ladri e assassini che in questo paese di merda non pagano mai.

Ciao Arciere, conservala per loro qualche freccia avvelenata, perchè nella vita tutto ritorna...